| Bibliografia delle crociate albigesi |
| Segnaliamo che è disponibile on-line un lavoro bibliografico dedicato alle crociate albigesi, coordinato da Marco Meschini e realizzato insieme a M. Alvira Cabrer (Univ. Complutense di Madrid), M. Aurell (Univ. di Poitiers), L. Macé (Univ. di Toulouse), D. Smith (Saint-Louis University) e K. Wagner (Univ. di Tübingen). Si tratta di uno "status quaestionis" bibliografico sul tema, aggiornato alla fine del 2005, pensato come strumento di lavoro anche in vista dei diversi anniversari "albigesi" che si profilano all'orizzonte. Ecco la référence completa: Bibliografia delle crociate albigesi a cura di Marco Meschini Martín Alvira Cabrer Martin Aurell Laurent Macé Damian J. Smith Kay Wagner «Reti Medievali Rivista», VII/1 (2006) Disponibile on-line su: www.storia.unifi.it/_RM/rivista/biblio/crociate_albigesi.htm. |
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| La stella di Venezia sorge a Oriente |
| Entrando nella grande cappella ducale di San Marco, il visitatore si ritrova sotto i mosaici del XII secolo che arricchiscono la cupola della Pentecoste. Alla sommità di quest'ultima è ritratta la colomba dello Spirito Santo, ma non è in volo, bensì sdraiata su un letto di cuscini orientali e di tappeti. L'immagine, una curiosa trasformazione della Etimasia, la sedia vuota dell'arte bizantina, sembra indicare e/o invocare il potere dei mercanti veneziani di trasportare lo Spirito Santo nei loro vascelli carichi di tessuti e di spezie, così come, nascosto in un barile contenente carne di maiale, essi avevano trafugato e trasportato il corpo di San Marco da Alessandria d'Egitto alla sua città natale. Il groviglio di commercio e religione è evidente e nella storia della Serenissima rappresenta una costante: del resto Martino da Canale nel suo racconto della traslazione, un secolo più tardi, del corpo del Santo scrisse che quando la tomba venne aperta un dolce profumo si sparse, «come se tutte le spezie della terra fossero state portate ad Alessandria». Per i veneziani i luoghi dei primi martiri della cristianità erano inestricabilmente legati alle loro fortune mercantili. Il primo a rendersi conto che l'architettura medievale di Venezia era profondamente influenzata dall'Oriente fu Ruskin. In Le pietre di Venezia scrisse che «i veneziani meritano una nota speciale come l'unico popolo europeo che abbia simpatizzato in pieno con il grande istinto delle Razze Orientali... Mentre i borghesi e i baroni del Nord costruivano le loro scure strade e i loro sinistri castelli di quercia e di arenaria, i mercanti di Venezia coprivano i loro palazzi di porfido e di oro». Di questo rapporto, lungo, affascinante, unico, la mostra «Venise et l'Orient», all'Institut du Monde Arabe di Parigi (fino al 18 febbraio 2007) mette in scena più di duecento oggetti d'arte fra quadri, mobili, sculture, ceramiche, tappeti provenienti da musei, confraternite religiose, collezioni private. È la storia di un incontro, uno scontro, un confronto, ma mai di una chiusura: anche in tempo di guerra i mercanti veneziani sono egualmente presenti in Oriente, fenomeno unico nel mondo medievale. |
