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| Sovrani d'Oriente e Signori d'Occidente |
| L'Associazione culturale Bisanzio ha l'onore di presentare: "Sovrani d'Oriente e Signori d'Occidente, i Comneni di Bisanzio e l'Italia". Asti, presso la Sala Azzurra della Provincia alle ore 16.00. Sabato 20 ottobre 2007. Introduzione: Nicola Bergamo, presidente Associazione Culturale Bisanzio Interventi: Prof. Renato Bordone, Università di Torino Prof. Mario Gallina, Università di Torino Prof. Paolo Cesaretti, Università di Bergamo Conclusioni: Sergio Berruti, membro direttivo Associazione Culturale Bisanzio La dinastia Comnena (1081-1180)rappresenta un secolo di innovazione. L'Impero di Bisanzio, dopo varie vicende, si trovò al limite della sua stessa esistenza. Grazie all'abilità di Alessio I, fondatore della dinastia, Costantinopoli divenne nuovamente il centro del mediterrano orientale. Nello stesso periodo la chiamata alla Crociata di Urbano II portò ad un avvicinamento l'impero cristiano bizantino con gli stati latini. Questo tumultoso periodo vide quindi una reciproca scoperta, molte volte anche conflittuale, tra i due centri di potere dell'Europa medievale: Roma e Costantinopoli. L'Italia, ancora parte attiva in questa evoluzione storico-sociale, divenne terreno di scontro tra diverse sfere di influenza. Manuele, nipote di Alessio, e Federico II Barbarossa Imperatore germanico, furono i due grandi protagonisti di questo periodo. Scopo della conferenza è analizzare sotto l'aspetto politico, storico e letterario, il lungo secolo Comneno visto sia d'Oriente che da Occidente. L'analisi delle grandi figure di Manuele I Comneno e Federico Barbarossa, specialmente per quanto riguarda l'intreccio di interessi nella penisola italiana, saranno il fulcro della discussione. Durante il dibattito, sarà presentato il libro del Prof. Gallina. Per ulteriori informazioni scrivi a info@imperobizantino.it (Nicola Bergamo) oppure nepher67@yahoo.it (Sergio Berruti). |
| Rifondazione boccaccesca |
| Lo strutturalismo vorrebbe che l’analisi dei testi venisse compiuta nell’indifferenza, quasi nell’ignoranza della loro origine storica. Autore e opera si dovrebbero scindere, seguendo ciascuno la propria strada. Le Cento novelle contro la morte. Giovanni Boccaccio e la rifondazione cavalleresca del Mondo, di Franco Cardini (Salerno Editrice, pagg. 153, euro 11), pare scritto apposta per contestare questa tesi. L’origine soggettiva del saggio è già notevole. Cardini non si presenta come freddo osservatore, come lettore distaccato di un testo da utilizzare per una riflessione di carattere storico. Al contrario offre la propria interpretazione di Boccaccio nel suo sanguigno carattere di fiorentino d’Oltrarno, per il quale le novelle del Decamerone sono state prima racconto e poi lettura. La scelta, o il destino, dello studio del Medioevo ha arricchito questa contiguità di contenuti e di riflessioni, ma anche di scoperte che tracimano in questo libro. In fondo il senso della tradizione di un testo è proprio questo, l’essere partecipi di una continuità di lettura e conoscenza che parte dalla sua stesura per giungere all’oggi. >> leggi tutto. |
