MedioEvo

Rassegna stampa quotidiana di news, eventi informazioni culturali in diretta dal Medioevo realizzata da Maurizio Calì per i soci della Associazione Culturale Italia Medievale. Pagina con aggiornamento ad intervalli NON regolari. Non rientrante nella categoria della informazione periodica stabilita dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62. Per leggere gli articoli in versione integrale clicca sul titolo. Utilizza la funzione "commenti" in fondo ai post per lasciare le tue osservazioni. Sempre meno quotidiani consentono la lettura gratuita online e ciò rende più difficile offrire una completa panoramica degli eventi medievali. Adesso più che mai se desideri vedere il tuo evento segnalato in questo spazio scrivici una mail: info@italiamedievale.org
sabato, 29 dicembre 2007

Albenga, riapre i battenti la torre civica
Riapre i battenti la torre civica di Albenga. La torre comunale ingauna, seconda in altezza solo al campanile della cattedrale di San Michele, rimarrà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 13 gennaio 2008, ogni mattina dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 15 alle 19. Il costo della visita è fissato in 2 euro, mentre l’ingresso è gratuito per i minori di 14 anni. La riapertura continuativa della torre è stata permessa dalla definitiva messa a norma dell’edificio conclusa a cura della Palazzo Oddo srl. I servizi di accoglienza presso la torre sono garantiti dalla cooperativa S.T.R.A.D.E.
E’ possibile salire i 126 gradini che conducono fino alla cella campanaria, da dove, a circa quaranta metri di altezza, si gode un ampio ed insolito panorama sulla città e sul territorio circostante, dall’isola Gallinaria alle cime innevate delle Alpi Liguri. All’interno dei piani superiori del palazzo vecchio del Comune non mancano curiose e importanti testimonianze del passato: il prestigioso soffitto ligneo dei primi del Cinquecento che sovrasta la sala del Podestà e gli stemmi di famiglie nobili affrescati alle pareti, le due antiche porte del battistero rimontate all’interno della torre e il massiccio forziere inserito in una nicchia al secondo piano. Durante la salita fino alla sommità della torre si può ricostruire l’evoluzione dell’edificio, tra feritoie, bifore e monofore chiuse e riaperte, con continue modifiche a partire dalle prime ristrutturazioni quattrocentesche del palazzo fino ai restauri degli anni Trenta e Cinquanta del Novecento.
“La Torre comunale risale alla fine del sec. XIII o ai primi anni del ‘300, ed è incerto se abbia appartenuto prima alla potente famiglia dei Cepolla o se sia stata espressamente costruita dal Comune. La Torre, come la maggior parte di quelle costruite a quell’epoca, ha la base in grandi blocchi di pietra nera ed il resto in opera laterizia, tipica delle costruzioni romaniche e gotiche di Albenga dal sec. XIII al XV” scrisse Nino Lamboglia nella sua guida “Albenga romana e medioevale”.
“Per noi – commenta il consiglio di amministrazione della cooperativa S.T.R.A.D.E. Liguria da Scoprire – è un onore avere la possibilità di aprire ai visitatori un monumento dal valore culturale e simbolico così importante, indipendentemente dal riscontro economico delle aperture”.
Ritorna il Patriarca
Oltre 200 i figuranti che sfileranno per la rievocazione storica del 6 gennaio 2008 "Ritorna il Patriarca". Si tratta di una delle più note manifestazioni storiche della Regione, particolarmente apprezzata per la filologicità ed il rigore storico. L'evento, che ricorda l'entrata in città del Patriarca Marquardo von Randeck avvenuta nell'anno 1366, è organizzata dal Comune in collaborazione con l'Associazione per lo sviluppo degli studi storici ed artistici di Cividale. Reso noto in questi giorni il programma che prevede l'apertura dell'iniziativa nella giornata di sabato 5 gennaio 2008, con una conferenza sul tema "Tattiche degli eserciti tra l'antichità ed il medioevo", relatore Vinicio Quassi. Si tratta del primo degli appuntamenti intitolati "Scuola di studi medioevali", che l'associazione studi storici intende proporre il prossimo anno, propedeutici alle due rievocazioni storiche cittadine, "Ritorna il patriarca" ed il "Palio di San Donato".A seguire domenica alle 10.30 presso il Duomo cittadino, la celebrazione della tradizionale messa detta dello Spadone, uno dei riti religiosi più antichi del patriarcato d'Aquileia. Se le indagini storiche locali non hanno chiarito le origini di tale messa, lo ha fatto nel 2003 lo studioso tedesco Gerald Schwedler che, in un articolato studio, chiarisce il significato della singolare messa, scartando le tre ipotesi finora avanzate. Tali ipotesi interpretative legavano il rito alla liturgia natalizia del 1340 celebrata dal patriarca Bertrando; oppure mettevano in relazione questa liturgia con la sacra rappresentazione del Ludus regis Hrodis, testimoniata a Cividale nei secoli XIII e XIV; collegavano infine il rito alla spada del patriarca Marquardo di Randeck che durante la messa è usata dal diacono per la benedizione. Lo studioso tedesco ha invece dimostrato come lo stocco attribuito a Marquardo è una copia quattrocentesca realizzata quasi un secolo dopo. La singolare celebrazione liturgica è invece un rituale tardo medioevale tipico dell'ambiente friulano quasi al tramonto del potere patriarcale, legata alle messe natalizie che prevedevano l'uso della spada e celebrate a Cividale, Udine, Aquileia e Gorizia.
Alle 11.30 al suono di tamburi e di melodie dell'epoca 200 figuranti sfileranno poi per le vie della città partendo da borgo di Ponte, accogliendo il patriarca in piazza Dante e proseguendo da Largo Boiani in piazza Duomo, dove si terrà la cerimonia di investitura. Nel pomeriggio a partire dalle 14.30 si terranno: l'esibizione di alta falconeria a cura dell'associazione naturalistica Amici del falco di Colmurano; i duelli medioevali con armi bianche varie a cura della scuola d'arme del maestro Massimo Malipiero; le esibizioni dei tamburi di Cividale e dei tamburi di guerra di Brisighella.
La necropoli delle donne e il mistero di Alife
Perché solo donne e bambini furono seppelliti in quella necropoli medioevale trovata in piena campagna, al di là del fiume Torano, in territorio di Alife, l’antica Allifae romana? L’interrogativo è un vero e proprio rompicapo per gli archeologi della Soprintendenza di Napoli e Caserta che da alcuni mesi lavorano per recuperare i poveri resti e i materiali a corredo delle sepolture. «È questo il particolare interessante del ritrovamento. - conferma Enrico Stanco, l’archeologo responsabile dello scavo - L’ipotesi su cui stiamo lavorando considera la possibilità che nell’area fosse presente una comunità femminile». Un monastero? Forse. Un complesso religioso dove, accanto a un settore principale abitato da monaci, vi era un’ala meno estesa destinata alle monache? Si saprà con il prosieguo delle indagini. Non solo. In quei locali avrebbero anche potuto trovare asilo laiche, che in seguito avrebbero preso il velo perché costrette da situazioni contingenti o perché vedove con figli piccoli. Non era raro, difatti, all’epoca, che nobildonne, rimaste senza marito e con prole, abbracciassero la vita monastica continuando a provvedere ai figli sino alla loro maggiore età. Ecco. In questo modo si potrebbe spiegare la presenza dei resti di tre bambini rinvenuti sepolti assieme a ventitrè adulte. Il fatto interessante, comunque, è che di chiunque si tratti, quelle donne vennero sotterrate con un discreto corredo di gioielli. In genere, l’ornamento maggiormente diffuso tra quelli che sono stati trovati è una fibbia d’argento. A volte, la fibula, ad anello liscio o decorato, oppure quadrangolare, in bronzo dorato con estremità a teste di serpente, è accompagnata anche da una parure di orecchini, in argento e con castoni, perle o pezzi di corallo che sono andati perduti. Insomma tutto lascia pensare che se di una comunità religiosa femminile si trattava, allora le monache appartenevano a un ceto sociale medio alto. Fatto non raro, nei conventi medioevali. Perché le sepolture sono tutte di quell’epoca: 1100-1200. E questo anche se in primo momento si era pensato, in virtù di alcuni elementi rinvenuti nelle fosse, di poter datare il cimitero in epoca diversa. Il ritrovamento, poi, di una moneta, con data di fine 1100, e i gioielli, è il caso di una fibula risultata simile a un finimento per cavalcatura di epoca longobarda, hanno dunque permesso di inserire la necropoli in un intervallo preciso: Allifae medioevale; longobarda; o anche Normanna, per meglio dire. Perchè i ritrovamenti indirizzano a una doppia lettura e rendono impossibile incrociare i dati visto che le tombe con le monete non hanno gioie e quelle con i gioielli non hanno monete. Ragion per cui o si tratta di un uso del cimitero che dal periodo longobardo arriva sino a quello normanno, oppure i gioielli di fattura longobarda trovati potrebbero essere stati ereditati dalle donne decedute. Alle datazioni certe si arriva attraverso la lettura della ceramica. E in questo caso non ci sono suppellettili, vasi o tegole: le tombe erano coperte con legno o fascine. Le fonti storiche, dal canto loro, segnalano la presenza in zona, e per quel periodo, di comunità monasteriali, anche importanti. Saranno poi le indagini antropologiche a dire quali furono le cause dei decessi. Altro interrogativo viene proposto dal rinvenimento di chiodi di ferro in alcune sepolture. Retaggi di un rituale, legato magari alla mansione della defunta o un suo familiare? Forse. L’archeologia, spesso, per dare delle risposte ai perché ammette tempi lunghi. «Stiamo lavorando - dice la Soprintendente archeologa Maria Luisa Nava - per chiarire completamente questa scoperta archeologica. I risultati che avremo permetteranno di saperne di più sia sulla storia medioevale di Alife sia circa quest’area, tanto ricca di testimonianze storiche e culturali».
postato da: italiamedievale alle ore 08:01 | link | commenti | commenti
categorie: medioevo, medievale

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