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Sabato 5 aprile 2008, alle ore 17,00 alla Libreria il Libraccio, in Via Candiani, 102, Milano, l'Associazione Culturale Italia Medievale è lieta di invitarvi alla presentazione dell'ultimo libro di Silvio Valota, “La regola del colore”. (Edizioni Pendragon, 2008, pp. 378, € 15,00). Ingresso libero. Seguirà rinfresco.
Agli inizi del XII secolo, in Borgogna, un tranquillo villaggio viene sconvolto dalla scorreria di un esercito violento e sadico. Franchon viene rapita, portata in città e costretta alla prostituzione. Il suo amato Efrem, azzoppato da una freccia nemica e ormai inabile al lavoro, entra in abbazia e si appassiona alla pittura, scoprendo la forza della creatività e i prodigi del colore. Il giovane, incoraggiato dal saggio abate Odilon e circondato da un devoto gruppo di allievi, si lancia nella scommessa più difficile: rappresentare la vita della gente sulle immense superfici della cattedrale che Guinéfort, signore di Macôn, ha iniziato a costruire. Attraverso l’arte, Efrem vuole infondere speranza nell’anima dei fedeli, e indagare il senso della vita e il mistero della morte in una ricerca incessante dell’armonia e della bellezza. Franchon, lontana da lui, si cimenterà in un’impresa non meno ardua: la faticosa conquista della propria libertà. Un romanzo corale costruito su un impianto storico rigoroso, un’appassionante epopea dello spirito che affronta i grandi interrogativi di ogni tempo in un confronto serrato tra ascetismo e sensualità.
Silvio Valota.
Dipingere da oltre 45 anni. Paesaggi, l’acqua, le nubi dei cieli nordici. Amare la musica. Il ritmo della cornamusa, ma anche la sinfonica. Ammirare gli equilibri imponenti delle architetture medievali… Tutto questo fa parte della storia dell’autore. Che nella vita professionale si occupa di formazione comportamentale. Ma che poi ama divagare nel sogno. E in questo romanzo il sogno si è popolato proprio di musica e di arte, nel pensiero che solamente la bellezza può riscattare il mondo dalle sue disarmonie. Oggi, Silvio Valota sta scrivendo il seguito della ‘Regola del Colore’, in un intreccio complesso che promuove l’affermazione della cultura e dell’istruzione, nel mondo dei tempi di Efrem.
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Venerdì 4 aprile 2008, alle ore 16,00, nella Sala Assemblee della Cassa di Risparmo della Provincia dell'Aquila in Corso V.Emanuele II a L'Aquila, Ornella Mariani terrà la conferenza "La battaglia di Tagliacozzo: cause e conseguenze". La battaglia di Tagliacozzo, detta anche battaglia di Scurcola Marsicana o dei Piani Palentini, fu combattuta il 23 agosto 1268 dai ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I. Quest'ultimo, fratello di Luigi IX di Francia e primo conte d'Angiò, era stato investito del Regno di Sicilia da papa Clemente IV, mentre Corradino era stato chiamato dai ghibellini a rivendicare il trono di Sicilia dopo la sconfitta e la morte del padre Corrado di Svevia, a sua volta figlio di Federico II di Svevia e nipote del Barbarossa. La battaglia si svolse in località Piani Palentini, tra Scurcola Marsicana e Albe.
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L'arte si incontra nel giardino: luogo incantato e misterioso, talvolta ascetico oppure intrinsecamente politico, legato comunque ai fili della storia e del progresso. E' Il Giardino luogo ideale dell'anima, iniziativa organizzata da Maria Giovanna Forlani, docente del liceo "Respighi" in collaborazione con la Galleria Ricci Oddi di Piacenza, dove si terrà la rassegna.
«Un trittico storico ed interdisciplinare - lo ha definito il direttore della galleria d'arte piacentina Stefano Fugazza durante la presentazione del progetto nell'aula didattica della Ricci Oddi - che abbraccia la filosofia e la musica, le lettere e le arti per riscoprire i segreti dei giardini nei secoli». Ed ecco allora il primo incontro, in programma mercoledì 2 aprile 2008 alle 16.30 ed incentrato su "Il giardino nel Medioevo: dallo spazio all'idea": «E' il giardino inteso come "Hortus conclusus" - ha spiegato durante la presentazione la Forlani, che sarà la protagonista di tutte le conferenze - come luogo vergine ed incontaminato antistante le cattedrali». E a dare un ulteriore approfondimento, durante il primo appuntamento, sarà anche lo studioso novarese Roberto Bottacchi, con un'analisi del culto del giardino nella letteratura islamica e cortese.
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Crociati alla conquista del Santo Sepolcro, 'armati' di Dna. I guerrieri cristiani hanno, infatti, lasciato un segno nel codice genetico delle popolazioni del Medio Oriente. Ricercatori impegnati nel Genographic Project (lanciato nel 2005 dal National Geographic) sono, infatti, riusciti a rilevare precise tracce genetiche: l'eredità dei combattenti in nome di Cristo che si tramanda dal lontano medioevo. Il team, che firma uno studio sull''American Journal of Human Genetics', spiega di aver individuato una particolare traccia del Dna in Libano, una sorta di firma non falsificabile che risale alle crociate. Alcuni uomini di fede cristiana portano ancora impressa sul loro codice genetico questa traccia che richiama all'Europa occidentale. Non solo.
Il team ha scoperto che i libanesi musulmani sono più inclini - rispetto ai cristiani - a presentare un'altra particolare traccia genetica, legata questa volta all'espansione dalla penisola araba che ha portato l'Islam in quell'area, nel VII e nell'VIII secolo. Ma gli esperti sottolineano che le differenze tra le due comunità sono piccole, e che cristiani e musulmani in Libano condividono un'eredità comune. Il lascito dell'espansione musulmana era già stato dimostrato da altri studi, che avevano esaminato dati genetici delle popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma la ricerca delle 'tracce' di una recente migrazione europea è più insolita. Lo studio sui crociati si è concentrato sul cromosoma Y, quello maschile, un pacchetto di materiale genetico portato solo dall'uomo, che passa di padre in figlio e cambia poco o nulla, un po' come un cognome.
Nel corso delle generazioni, i cromosomi accumulano piccole variazioni, o errori di copiatura, nelle sequenze di Dna. Così i cromosomi Y possono essere classificati in diversi gruppi, che riflettono in qualche modo i progenitori genetici di un individuo. Il team ha analizzato i cromosomi Y di 926 libanesi, scoprendo così il lascito dei crociati. Una firma genetica sul cromosoma maschile, chiamata WES1, che in genere si trova solo nelle popolazioni europee, è stata scoperta fra i libanesi inclusi nello studio.
"Sembra essere arrivata dall'Europa ed è presente principalmente nella popolazione cristiana", spiega Spencer Wells, direttore del Genographic Project. "Guardando agli stessi dati - spiega l'esperto alla Bbc online - abbiamo visto un fenomeno simile per quanto riguarda le linee provenienti dalla penisola araba nella popolazione musulmana, che non abbiamo rilevato così spesso in quella cristiana". La traccia in questo caso è la J1, tipica delle popolazioni arabe coinvolte nell'espansione musulmana. "Quando l'espansione islamica e la migrazione dall'Europa hanno raggiunto il Libano - commenta Pierre Zalloua della Lebanese American University di Beirut, coautore dello studio - gli uomini hanno lasciato non solo i loro geni, ma anche parte delle loro culture e del modo di vivere. E questo può solo farci sentire più ricchi".
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