Cicerale: 40 immagini del sito medievale di corbella
Sabato 19 novembre si chiuderà la mostra dedicata al sito medievale di Corbella del comune di Cicerale, fortemente voluta da Pasquale Fernando Giuliani Mazzei, e curata da Maria Pia Morra, con il sostegno della Provincia e l’Archivio di Stato di Salerno, l’ente parco Nazionale del Cilento e Vallo di diano, la Comunità Montana Alento - Monte Stella, i comuni di Agropoli e Cicerale, unitamente alla Chiesa di Cicerale e Monte Cicerale. Quaranta immagini con didascalia, 14 planimetrie per risvegliare nel fruitore ciò che la parola non può esprimere, nei confronti del recupero di un sito archeologico e del rilancio dell’intera e fascinosa zona, questi gli elementi della mostra che ha visto un numerosissimo pubblico trasportato in altri tempi pur così vicini a noi, presso il Salone della Provincia di Salerno, finale di un tour che ha fatto tappa, in estate nelle cittadine di Agropoli e Cicerale.
Arnolfo nel cuore del Medioevo umbro
Non crediate alle voci di corridoio, alle dicerie faciloni, che v'insufflano che questa è una mostra discutibile, modesta, quasi superflua, che non aiuta a scoprire nulla di più e di nuovo su Arnolfo, che poco ha trasferito d'inedito o di stimolante, tra le due sedi di Orvieto e di Perugia, e che è composta di pochi pezzi, già noti e ubicati, negli stessi musei. Come se poi uno si abbuffasse, a cena e colazione, di àmbiti di Arnolfo! Bufale grossolane, che rivelano il classico pubblico sufficiente ed incompetente, che guarda l'etichetta accanto all'opera, legge Perugia, Museo Capitolare, o Spoleto, Museo Nazionale del Ducato, e non Getty e Fort Worth, e grida all'inganno. Magari in quei musei non c'è mai stato, ma già decreta, con prosopopea: mostra provinciale ed inutile! Non è così: perché bisogna capire come certi pezzi, magari già noti, vengano però qui articolati e concertati con più o meno intelligenza, e se si tratta davvero di pezzi già visibili oppure appena restituiti all'attenzione, dopo un degno restauro, o magari abitualmente trattenuti nei depositi.
Scende in campo il Barbarossa
di Marco Meschini
«Nell'Impero ci sono due famiglie degne di alto nome: sono le casate dei Ghibellini e dei Guelfi. La prima sforna imperatori, la seconda grandi duchi. Queste famiglie, affamate di gloria com'è normale che sia per i grandi uomini, hanno spesso disturbato la pace dello Stato per invidia reciproca. Ma la volontà di Dio, che vuole la pace per il suo popolo, ha deciso di riunire questi due muri separati in una pietra angolare: e il suo nome è Federico». Con queste parole Ottone, il potente vescovo di Frisinga in Baviera, salutava l'elezione del nuovo re tedesco nel marzo del 1152. Ottone, che era peraltro zio del nuovo sovrano, dimostrò un fiuto eccellente: perché quel giovane di circa trent'anni che i grandi elettori tedeschi avevano acclamato re di Germania era destinato a regnare per quasi quarant'anni, di cui trentacinque come imperatore.
