MedioEvo

Rassegna stampa quotidiana di news, eventi informazioni culturali in diretta dal Medioevo realizzata da Maurizio Calì per i soci della Associazione Culturale Italia Medievale. Pagina con aggiornamento ad intervalli NON regolari. Non rientrante nella categoria della informazione periodica stabilita dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62. Per leggere gli articoli in versione integrale clicca sul titolo. Utilizza la funzione "commenti" in fondo ai post per lasciare le tue osservazioni. Sempre meno quotidiani consentono la lettura gratuita online e ciò rende più difficile offrire una completa panoramica degli eventi medievali. Adesso più che mai se desideri vedere il tuo evento segnalato in questo spazio scrivici una mail: info@italiamedievale.org
lunedì, 31 marzo 2008

La regola del colore

Sabato 5 aprile 2008, alle ore 17,00 alla Libreria il Libraccio, in Via Candiani, 102, Milano, l'Associazione Culturale Italia Medievale è lieta di invitarvi alla presentazione dell'ultimo libro di Silvio Valota, “La regola del colore”. (Edizioni Pendragon, 2008, pp. 378, € 15,00). Ingresso libero. Seguirà rinfresco.
Agli inizi del XII secolo, in Borgogna, un tranquillo villaggio viene sconvolto dalla scorreria di un esercito violento e sadico. Franchon viene rapita, portata in città e costretta alla prostituzione. Il suo amato Efrem, azzoppato da una freccia nemica e ormai inabile al lavoro, entra in abbazia e si appassiona alla pittura, scoprendo la forza della creatività e i prodigi del colore. Il giovane, incoraggiato dal saggio abate Odilon e circondato da un devoto gruppo di allievi, si lancia nella scommessa più difficile: rappresentare la vita della gente sulle immense superfici della cattedrale che Guinéfort, signore di Macôn, ha iniziato a costruire. Attraverso l’arte, Efrem vuole infondere speranza nell’anima dei fedeli, e indagare il senso della vita e il mistero della morte in una ricerca incessante dell’armonia e della bellezza. Franchon, lontana da lui, si cimenterà in un’impresa non meno ardua: la faticosa conquista della propria libertà. Un romanzo corale costruito su un impianto storico rigoroso, un’appassionante epopea dello spirito che affronta i grandi interrogativi di ogni tempo in un confronto serrato tra ascetismo e sensualità.
Silvio Valota.
Dipingere da oltre 45 anni. Paesaggi, l’acqua, le nubi dei cieli nordici. Amare la musica. Il ritmo della cornamusa, ma anche la sinfonica. Ammirare gli equilibri imponenti delle architetture medievali… Tutto questo fa parte della storia dell’autore. Che nella vita professionale si occupa di formazione comportamentale. Ma che poi ama divagare nel sogno. E in questo romanzo il sogno si è popolato proprio di musica e di arte, nel pensiero che solamente la bellezza può riscattare il mondo dalle sue disarmonie. Oggi, Silvio Valota sta scrivendo il seguito della ‘Regola del Colore’, in un intreccio complesso che promuove l’affermazione della cultura e dell’istruzione, nel mondo dei tempi di Efrem.

La battaglia di Tagliacozzo: cause e conseguenze

Venerdì 4 aprile 2008, alle ore 16,00, nella Sala Assemblee della Cassa di Risparmo della Provincia dell'Aquila in Corso V.Emanuele II a L'Aquila, Ornella Mariani terrà la conferenza "La battaglia di Tagliacozzo: cause e conseguenze". La battaglia di Tagliacozzo, detta anche battaglia di Scurcola Marsicana o dei Piani Palentini, fu combattuta il 23 agosto 1268 dai ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I. Quest'ultimo, fratello di Luigi IX di Francia e primo conte d'Angiò, era stato investito del Regno di Sicilia da papa Clemente IV, mentre Corradino era stato chiamato dai ghibellini a rivendicare il trono di Sicilia dopo la sconfitta e la morte del padre Corrado di Svevia, a sua volta figlio di Federico II di Svevia e nipote del Barbarossa. La battaglia si svolse in località Piani Palentini, tra Scurcola Marsicana e Albe.

Il giardino: un luogo incantato e misterioso

L'arte si incontra nel giardino: luogo incantato e misterioso, talvolta ascetico oppure intrinsecamente politico, legato comunque ai fili della storia e del progresso. E' Il Giardino luogo ideale dell'anima, iniziativa organizzata da Maria Giovanna Forlani, docente del liceo "Respighi" in collaborazione con la Galleria Ricci Oddi di Piacenza, dove si terrà la rassegna.
«Un trittico storico ed interdisciplinare - lo ha definito il direttore della galleria d'arte piacentina Stefano Fugazza durante la presentazione del progetto nell'aula didattica della Ricci Oddi - che abbraccia la filosofia e la musica, le lettere e le arti per riscoprire i segreti dei giardini nei secoli». Ed ecco allora il primo incontro, in programma
mercoledì 2 aprile 2008 alle 16.30 ed incentrato su "Il giardino nel Medioevo: dallo spazio all'idea": «E' il giardino inteso come "Hortus conclusus" - ha spiegato durante la presentazione la Forlani, che sarà la protagonista di tutte le conferenze - come luogo vergine ed incontaminato antistante le cattedrali». E a dare un ulteriore approfondimento, durante il primo appuntamento, sarà anche lo studioso novarese Roberto Bottacchi, con un'analisi del culto del giardino nella letteratura islamica e cortese.

Ricerca: il tesoro dei crociati? eredita' genetica in Medio Oriente

Crociati alla conquista del Santo Sepolcro, 'armati' di Dna. I guerrieri cristiani hanno, infatti, lasciato un segno nel codice genetico delle popolazioni del Medio Oriente. Ricercatori impegnati nel Genographic Project (lanciato nel 2005 dal National Geographic) sono, infatti, riusciti a rilevare precise tracce genetiche: l'eredità dei combattenti in nome di Cristo che si tramanda dal lontano medioevo. Il team, che firma uno studio sull''American Journal of Human Genetics', spiega di aver individuato una particolare traccia del Dna in Libano, una sorta di firma non falsificabile che risale alle crociate. Alcuni uomini di fede cristiana portano ancora impressa sul loro codice genetico questa traccia che richiama all'Europa occidentale. Non solo.
Il team ha scoperto che i libanesi musulmani sono più inclini - rispetto ai cristiani - a presentare un'altra particolare traccia genetica, legata questa volta all'espansione dalla penisola araba che ha portato l'Islam in quell'area, nel VII e nell'VIII secolo. Ma gli esperti sottolineano che le differenze tra le due comunità sono piccole, e che cristiani e musulmani in Libano condividono un'eredità comune. Il lascito dell'espansione musulmana era già stato dimostrato da altri studi, che avevano esaminato dati genetici delle popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma la ricerca delle 'tracce' di una recente migrazione europea è più insolita. Lo studio sui crociati si è concentrato sul cromosoma Y, quello maschile, un pacchetto di materiale genetico portato solo dall'uomo, che passa di padre in figlio e cambia poco o nulla, un po' come un cognome.
Nel corso delle generazioni, i cromosomi accumulano piccole variazioni, o errori di copiatura, nelle sequenze di Dna. Così i cromosomi Y possono essere classificati in diversi gruppi, che riflettono in qualche modo i progenitori genetici di un individuo. Il team ha analizzato i cromosomi Y di 926 libanesi, scoprendo così il lascito dei crociati. Una firma genetica sul cromosoma maschile, chiamata WES1, che in genere si trova solo nelle popolazioni europee, è stata scoperta fra i libanesi inclusi nello studio.
"Sembra essere arrivata dall'Europa ed è presente principalmente nella popolazione cristiana", spiega Spencer Wells, direttore del Genographic Project. "Guardando agli stessi dati - spiega l'esperto alla Bbc online - abbiamo visto un fenomeno simile per quanto riguarda le linee provenienti dalla penisola araba nella popolazione musulmana, che non abbiamo rilevato così spesso in quella cristiana". La traccia in questo caso è la J1, tipica delle popolazioni arabe coinvolte nell'espansione musulmana. "Quando l'espansione islamica e la migrazione dall'Europa hanno raggiunto il Libano - commenta Pierre Zalloua della Lebanese American University di Beirut, coautore dello studio - gli uomini hanno lasciato non solo i loro geni, ma anche parte delle loro culture e del modo di vivere. E questo può solo farci sentire più ricchi".

postato da: italiamedievale alle ore 07:45 | link | commenti | commenti
categorie: medioevo, medievale, crociate, angioini
domenica, 23 marzo 2008

Ad Fontes presenta un nuovo libro in formato elettronico

L’associazione culturale Ad Fontes, con sede in Morbegno ed attiva da quasi due anni per la valorizzazione del patrimonio storico e artistico locale, ha il piacere di comunicare la recente pubblicazione di un nuovo libro in formato elettronico all’interno del proprio sito (www.adfontes.it).
Si tratta di un ipertesto a cura del dott. Massimo Della Misericordia, ricercatore di Storia medievale presso l’Università degli studi di Milano–Bicocca. Il suo nome suona familiare agli studiosi della storia valtellinese, grazie soprattutto all’ultimo denso volume Divenire comunità, edito da Unicopli nel 2006 con il contributo della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.
L’e-book, che viene per la prima volta edito sulle pagine web dell’associazione Ad Fontes, porta il titolo: Figure di comunità. Documento notarile, forme della convivenza, riflessione locale sulla vita associativa nella montagna lombarda e nella pianura comasca (secoli XIV-XVI). In questo lavoro l’attenzione dello studioso si è concentrata principalmente sui «verbali delle assemblee delle comunità, esaminati però - chiarisce Della Misericordia - soprattutto come prodotti grafici, come documenti non solo da leggere, ma anche da guardare». E in effetti le 109 pregnanti pagine di testo sono corredate da circa 300 immagini di scritture notarili attualmente conservate in numerosi archivi valtellinesi e lombardi. Vi si trovano assai numerosi spunti che invitano il lettore ad incamminarsi in un interessante percorso nel passato della nostra Provincia, alla scoperta dell’identità delle comunità locali.

La torre angioina passa al Comune

La Torre Angioina, edificata nel 1321 dai duca di Marzano, feudatari di Pontelatone (CE), è proprietà comunale. Con la presa di possesso, da parte del Comune, si avvia a completamento il progetto di ripristino e restauro del borgo medioevale, vero scrigno di arte gotico-catalana colmo di bifore, archi e portali. L'intervento, progettato da Massimo Rosi, è stato finanziato dalla Regione con un milione e 500 mila euro, dei quali 36mila finalizzati all'acquisto della torre nel caso si presentasse, atti alla mano, il proprietario. Nel frattempo i fondi saranno bloccati presso la Cassa Depositi e Prestiti. Intanto fin da mercoledì prossimo inizieranno i lavori di bonifica del manufatto. Ieri mattina i responsabili dell'ufficio tecnico comunale hanno anche effettuato l'occupazione d'urgenza temporanea del suolo che consente il passaggio per arrivare alla torre Angioina e porla in stato di sicurezza. L'occupazione è prevista per cinque mesi, il tempo che si reputa necessario per gli interventi sul manufatto, per poi divenire esproprio definitivo al fine di consentire il libero accesso alla torre da parte dei visitatori. Alla occupazione temporanea si è opposto un solo proprietario del suolo, mentre gli altri hanno dato parere favorevole nell'ottica di un pubblico interesse, foriero, per altro, di una economia indotta relativa al turismo d'arte. Quella dei Marzano è un'opera originalissima, sia per la concezione che per l'esecuzione, in merito alla edificazione di fortificazioni che cingevano il palazzo ducale, che fece esclamare, nel primo '500, al capo delle truppe spagnole, Consalvo de Cordoba: «Se sulla mia strada ci fossero stati dieci palazzi come questo, mai Napoli sarebbe divenuta spagnola».

Al Museo di Sant'Agistino una nuova opera

Un altro prezioso gioiello si aggiunge a quelli già esposti nella prestigiosa cornice del Museo di Sant'Agostino.
Grazie alla generosità del Lions club Genova Centro "I Dogi" e di Amiu e alla disponibilità dei proprietari, la famiglia Sebastiano Massa, il Museo acquisisce la splendida lastra marmorea scolpita attorno al 1340 raffigurante la Maddalena che presenta un devoto alla Madonna col Bambino.
La lastra e' stata presentata mercoledì 19 marzo alle 17 al Museo di Sant'Agostino alla presenza del professor Clario Di Fabio, docente di Storia dell'Arte Medievale all'Università di Genova.
La prestigiosa opera proviene dal convento di San Francesco di Castelletto, demolito ai primi dell'Ottocento, ed è stata nel giardino di casa dei signori Massa fino a quando la collaborazione con il Settore Musei del Comune di Genova non ne ha permesso l'acquisizione da parte del Museo di Sant'Agostino che ne ha curato il restauro.

postato da: italiamedievale alle ore 08:55 | link | commenti | commenti
categorie: medioevo, medievale, aragonesi, angioini


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